WOMEN’S PROFILES – NON FATE ARRABBIARE LA DOLCE EVELINA

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I cugini transalpini, quando si parla di cavalli e di trotto in particolare, sono particolarmente maschilisti. Amazzoni francesi manco l’ombra, e anche trainer al femminile ben poche e bistrattate, vedi la brava Stephanie Lepetit che se non avesse un proprietario “illuminato” come Jean Mary Saguin e un compagno-collaboratore di nome come Gaetan Marque si ritroverebbe probabilmente la scuderia mezza vuota. I francesi le donne le vedono bene solo in sella, c’è poco da fare, sul sulky no, e la “chiusura” è atavica, se pensiamo che già nel 1965 alla russa Maria Burdova fu impedito di guidare l’americano Apex Hanover nell’Amerique perché per stare sul sulky doveva aprire le gambe, e la cosa poteva nuocere al comune senso del pudore. Mamma mia che bigotti. Nemmeno la “rullata” presa dalla Helen Johansson trent’anni più tardi, quando con Ina Scot distrusse la grandeur francese, fece vacillare le convinzioni maschiliste francesi.
Da questo punto di vista, per una volta, possiamo dire che in Italia siamo un pezzo avanti e abbiamo avuto e abbiamo ottime e numerose amazzoni, anche se a dirla tutta ci è sempre mancato l’ultimo step e, ad esempio, ad una prima lama come fu la bravissima Daniela Nobili non fu mai data l’occasione “vera”, quella da Gruppo 1 per intenderci. Step raggiunto e superato dai nordici, e lì la Helen Johansson ha fatto davvero scuola, tanto che nelle due ultime finali dell’Elitlopp abbiamo avuto in pista la Jennifer Tillman, la quale, per inciso, alla Nobili avrebbe portato borsa e frusta.

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Una “spallatina” ai cuginastri, almeno a livello di corse amatoriali, sta tentando di darla Evelina Mansson, bionda, occhi azzurri, svedese che si porta a spasso un nome degno di un buon film horror ma che in sediolo è tutt’altro che un orrore, anzi. Dodici corse disputate in Francia e 4 successi, di cui due sulla nera di Vincennes, un bel 33% che non ha lasciato indifferente la “punta” francese, molto meno sessista dell’establishment perché con la bella Evelina si va alla cassa. Lei, 26 anni, faccia angelica e un bel tatoo da biker sul braccio a testimoniarne la grinta; con i cavalli ci vive da mattina a sera. Ha lavorato nelle scuderie di Fredrik Persson e ora in quella di Jorgen Westholm e allena regolarmente un gran numero di cavalli con una passione che finalmente viene ripagata anche quando scende in pista da driver. La sua abilità per altro in patria è già ben nota e quest’anno in Svezia viaggia ad una media vittorie ancora migliore di quella francese, 43%. Grande Evelina, falli neri.

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Evelina Mansson and Super Ariel in Grosbois

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