TGE HISTORY: IL VERDE, IL ROSSO, IL CONTE E LA MARCHESA

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Chissà se si sono mai incontrati e ne hanno parlato dei loro colori? Probabilmente si. La Marchesa María de la Soledad Cabeza de Vaca y Leighton, V Marchesa di Moratalla, e il Conte Gianfranco Aggio, uniti dai quarti di nobiltà, dalla passionaccia per i cavalli e da quei colori verde e rosso, distribuiti nella stessa maniera nelle rispettive giubbe. Verdi con croce di Sant’Andrea rossa, identiche. Forse la soluzione è semplicemente nell’araldica dei rispettivi casati, ma in fondo ci piace anche pensarli, la Marchesa e il Conte, intenti a discutere di corse in qualche villa spagnola, Paese natale di Lei, o nel Rovigino, a casa del Conte, oppure in Francia, nazione che ha sempre affascinato entrambi. E scopiazzarsi la giubba senza stare a pensare al copy-right. Colori mitici. Da chi partiamo? Ovviamente precedenza alla Signora, oggi arzilla ottantaseienne. Il fratello Alfonso de Portago le ha rubato la scena in gioventù, pilota della Ferrari e incallito Don Giovanni (ebbe un flirt anche con l’attrice americana Linda Christian, la mamma di Romina Power) visse la sua giovinezza ad alta velocità e purtroppo l’alta velocità gli fu fatale, alla 24 ore di Le Mans del 1957, quando aveva solo 30 anni. Lei invece ha avuto e ha trastulli meno “pericolosi”, ovviamente i cavalli, passione che le fu trasmessa proprio dal fratello maggiore, che le regalò il suo primo equino, e il Bridge, gioco nel quale Sol de Moratalla è stata una vera campionessa. Forse la Marchesa, che oggi vive nella sua bella villa di Biarritz, nel Sud della Francia, è più famosa per i suoi galoppatori ma anche al trotto ha segnato pagine di storia importanti. Potin d’Amour e Remington Crown i due cavalli che hanno portato in alto nel mondo il verde e il rosso della “Marquise”. Potin d’Amour è stato un po’ il Poulidor del trotto, l’eterno secondo. Lo fu nel Criterium dei 4 anni e nell’International Trot del 1987, quello che Esotico Prad guidò fino all’ingresso in retta e che venne poi vinto dallo svedese Callit. Nel 1988 fu secondo anche nel Lotteria, battuto dall’americana Grades Singing. L’anno successivo la beffa delle beffe. Gli riuscì di mettere il muso avanti al grande Ourasi nell’Amerique, ma venne a batterlo Queila Gede, e non ci fu niente da fare nemmeno nel France di quello stesso anno, sconfitto da Poroto nell’edizione che vide il 3° posto di Hollyhurst. Lo svedese Remington Crown invece, riuscì a schivare al pelo i più giovani Varenne e General du Pommeau, e, nel 1999, ebbe il suo anno di grazia trionfando prima nel Paris, quindi nel Criterium de Vitesse per poi imporsi nel Lotteria e nell’Elitlopp dove seppe precedere, e nettamente, la grande Moni Maker. L’ultimo grande successo riportato dalla scuderia della Marchesa in Italia è stato quello di Charly du Noyer, nell’Orsi Mangelli dell’anno passato, poco prima di cedere il figlio di Ready Cash.
Il conte Gianfranco Aggio, di qualche anno più anziano della Marchesa e scomparso nel 2009, a 85 anni, va considerato come uno dei padri fondatori del moderno allevamento italiano. Caposaldo della sua produzione, a Boara Pisani, in provincia di Rovigo, fu, nell’immediato dopoguerra, Tinca, che gli produsse Cartesio, vincitore classico e primatista europeo, e, nel 1964, con Tornese, la bionda Etincelle, una delle più grandi fattrici dell’allevamento nostrano. Questa, accoppiata al francese Vaccares III produsse Quariette da cui poi, nel 1982, la classica Eclissi Lunare, poi madre degli altrettanto classici Piccardo e Byron Lord. Dopo Quariette, e con lo stallone di casa Milenko, purtroppo morto prematuramente dopo sole 4 ottime annate di produzione, Etincelle produsse Siginda, vincitrice dell’Elwood Medium del 1978, la corsa che fu poi dedicata alla memoria del Conte. E dopo Siginda fu la volta, sempre con Milenko come padre, di Toujours. Questo bellissimo cavallo il 20 maggio del 1981 entrò nella storia del trotto italiano come il primo indigeno ad abbattere il muro dell’1.14, ovviamente al mitico Trotter di San Siro con Giancarlo Bald in sulky trottando in un siderale, per quei tempi, 1.13.7. Quel record fu migliorato qualche anno dopo a Treviso proprio da Eclissi Lunare con 1.13.5. Una sorella di quest’ultima, Notte di Luna, diede poi i natali al Derbywinner 2001, Bluam Lb. Gianfranco Aggio negli anni ’70 non si sottrasse alla “moda” delle fattrici americane d’importazione, e gli andò bene, ad esempio, con Marqueena Hanover, che produsse la splendida Isola Dorata, da Toujours, mamma degli ottimi Araby e Blumen. Ma sono davvero innumerevoli i cavalli che questo allevatore vecchio stampo ha regalato al trotto italiano, gli ultimi in ordine di tempo Louvre ed Odinga.
Marchesa o Conte che fosse, il verde e il rosso ci hanno regalato grandi pagine di trotto, questo è certo, ci resta solo l’atavico dubbio: ma si saranno messi d’accordo?

Potin d’Amour – Roosevelt International Trot 1987

Potin d’Amour – Prix d’Amerique 1989

Remington Crown – Elitloppet 1999

Remington Crown – Lotteria 1999

Siginda – Premio Elwood Medium 1978

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