AMÉRIQUE 2017: THE DAY AFTER

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Con la vittoria di Bold Eagle è andata in archivio la novantaseiesima edizione del Prix d’Amérique, la corsa che ancora una volta è stata in grado di affascinare e ammaliare migliaia di appassionati.

Un evento unico capace di portare a Parigi il meglio del trotto mondiale, e che a prescindere da quello che la pista ha poi decretato ha raccontato storie che a ventiquattro ore di distanza riescono ancora ad emozionare.
Emozioni che vanno al di la della presenza fisica all’interno del maestoso e meraviglioso impianto di Vincennes, perché l’Amérique, ieri, oggi e domani, sarà per sempre qualcosa da vivere, da sentire dentro, anche a chilometri di distanza.
Non potrebbe esistere una manifestazione di tale portata se non esistesse la passione, quella che ognuno di noi, a prescindere dal ruolo ricoperto, alimenta ogni volta che si avvicina quello che è considerato all’unanimità l’evento ippico più straordinario dell’intero panorama ippico mondiale.
Non è una questione di schieramento, perché una roba analoga non la si trova da nessuna parte. Né in Europa né in altri lidi.

Ed ecco che in un continuo balletto di colori la mente vola, si distende, si apre per abbracciare tutti coloro che nella giornata di ieri si sono adoperati per la riuscita di una delle giornate più sentite della storia della manifestazione.
Le immagini sono ancora nei nostri occhi, avvitate al nostro storico, che di Amérique ne ha vissuti tanti e che tanti ancora ne vivrà, perché diciamocelo chiaramente e senza troppo campanilismo: l’Amérique è bello, unico e ogni volta lo chapeau ai cugini transalpini è d’obbligo.
Perché bravi, attenti ad ogni sfumatura, capaci di mettere in campo tutto il meglio che un evento di tale portata merita.

Il balletto inscenato da Daniel Redén pochi istanti prima del via o le lacrime di liberazione di Pierre Pilarski a corsa conclusa fanno parte di quel folklore che solo il Prix d’Amérique è in grado di offrire. Emozioni che superano il gesto tecnico, che cancellano l’appartenenza a questo o a quel popolo.
Nel giorno dell’Amérique, come per incanto, come per magia, non ci sono sconfitti, non ci sono perdenti. Si vince tutti, uniti dalla passione per il cavallo, dalla voglia di stare insieme, dal condividere una giornata da raccontare un giorno a figli e nipoti, trasmettendo loro la genuinità di uno sport capace di entrare nel cuore senza filtri, senza bandiere, senza schieramenti o religioni

Le luci della novantaseiesima edizione si sono appena spente, ma già è iniziato il conto alla rovescia per quel che sarà l’Amérique 2018, dove tutti noi, ancora una volta, ci emozioneremo, ci sentiremo parte di qualcosa di unico e dove nessuno, per cultura, ne uscirà sconfitto.

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