Barry Guariglia, Manchego e una storia nata nel 1987

Il primo cavallo di proprietà a 27 anni, la presenza all’apertura del Meadowland nel lontano 1976. Barry Guariglia, proprietario di Manchego, si racconta.

Oggi consulente finanziario, Barry Guariglia è entrato a far parte del mondo delle corse più di quarant’anni fa, quando nel lontano 1976 presenziò all’inaugurazione dell’impianto del Meadowlands. Da allora una storia fatta di successi (Stienam’s Place e Green Day), di buoni cavalli (Emotional Rescue, Money On My Mind, Muscle Mass, My Starchip e Take The Money) fino ad arrivare a Manchego, la strepitosa figlia di Muscle Hill della quale Barry Guariglia divide la proprietà insieme a John Fielding e Herb Liverman.
E proprio l’allieva di Jimmy Takter, vent’anni dopo l’ambiatrice Stienam’s Place, potrebbe permettere a Guariglia di avere nuovamente una giumenta milionaria nel suo personalissimo palmares.
“Se devo essere sincero dico che mai e poi mai mi sarei aspettato che Manchego potesse riscrivere le pagine del trotto a stelle strisce. Quando ha vinto il Jim Doherty pensavo fosse una cavalla speciale ma non quello che è riuscita a diventare. Adoro il suo atteggiamento, adoro quando appunta le orecchie e si istalla al comando”.
Acquistata per $120.000 alle Lexington Selected Sale del 2016 la figlia di Muscle Hill ha polverizzato tutti i record per una giumenta di due anni, diventando il primo prodotto a rimanere imbattuto prima delle Breeders Crown e la prima giumenta a vincere da imbattuta il Dan Patch Award.
Ora i programmi per la stagione dei tre anni della pupilla di Jimmy Takter guarderanno con grande interesse l’iter classico dei trottatori nord-americani, con il grande obbiettivo dell’Hambletonian.
“Spero che possa tornare quella della stagione dei due anni – ha commentato Guariglia – Dico sempre alla gente che non prevedo mai di vincere, perché non sai mai cosa possa succedere, ma è estremamente bello avere una cavalla come lei, una giumenta in grado di gestire tutto quello che fa. Sostengo fortemente la filosofia di correre una gara alla volta, di non guardare troppo lontano. D’altronde una giumenta come lei ti capita una sola volta nella vita”.

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