Philippe Allaire si racconta

Philippe Allaire 06

Photo: @jllamaere 

Avvicinato dal microfono di Jacques Pauc il sessantottenne allenatore transalpino si racconta e non fa mistero del perché la generazione 2011 transalpina ha radicalmente cambiato il corso del trotto francese.

E’ stato ancora una volta uno dei gradi protagonisti del Meeting d’Hiver parigino, vero artista delle giovani promesse e quest’anno mattatore in due delle “4B” con Bird Parker e assoluto dominatore del trotto montato grazie alle imprese di Traders in Cornulier e Ile-de-France, successi che hanno consentito all’indigeno da Ready Cash di conquistare la prima Triptyque della storia.
Al microfono di Jacques Pauc il sessantottenne allenatore transalpino ha parlato di puledri, dell’importanza di saper attendere il momento giusto, dell’Haras de Bouttemont, la dimora di Ready Cash e dei suoi figli.
Li Philippe Allaire ha costruito il suo impero, in Normandia, vicino ad un fiume e alla comoda autostrada, dove con un team coeso e professionale sta portando avanti prima di tutto un’idea, una filosofia, composta da una settantina di soggetti, stalloni e puledri inclusi.
Le tre piste dritte da 1.200 metri, la pista rotonda di 600 metri e una pista coperta di quasi 400 metri per sopperire ai rigori dell’inverno la palestra dove gli allievi di Philippe hanno costruito i successi degli ultimi anni.
Nessun segreto dunque, ma la lungimiranza per arrivare nel periodo estivo con soggetti di qualità e pronti.
Circa venti anni fa la svolta, con l’allenamento ad intervalli, seguendo il metodo svedese. Una svolta epocale e come sottolinea Allaire un grande miglioramento come succede in atletica.
Aver abbandonato la velocità dando priorità alla resistenza è stato un processo lungo dove gli insuccessi non sono di certo mancati, ma insieme a Gai Brillant e Holly di Locton tutto ha iniziato a girare per il verso giusto.
Gli intervalli, il recupero e le sensazioni hanno iniziato a dare i suoi frutti, accomunati dagli insegnamenti del padre e dalle massime di Leopold Verroken che un giorno gli esclamò: “Non dovresti mai iniziare una giornata di lavoro con cavalli medi o difficili, inizia sempre con quelli molto bravi.”
Gli intervalli, il correre senza ferri, allenarsi su pista dritta e il sangue americano ha cambiato il modo di intendere il trotto, ma secondo Philippe la vera differenza l’ha fatta il divieto da parte della SECF, proibendo la sferratura sia per i due che per i tre anni.
Un concetto chiaro e di salvaguardia che Allaire porta avanti da tempo, evidenziando come la sferratura agli anteriori in età prematura ha spesso e volentieri cambiato le carte in gioco senza però offrire un domani.
Non un caso quindi la nascita della generazione di fenomeni, la nidiata 2011 tanto per intenderci, la prima con il divieto da parte della Societe d’Encouragement du Cheval Français.
Ci si saranno messi anche gli dei del trotto ma se i vari Bold Eagle, Bird Parker, Belina Josselyn, Bilibili, Billie de Montfort, Brillantissime, Briac Dark, Bellissima France e altri ancora sono riusciti a realizzare quello che hanno realizzato lo si deve anche all’aver avuto modo di crescere con gradualità, con giudizio.
E poi c’è l’allevamento a supportare questa tesi con risultati sotto gli occhi di tutti, numeri prodotti da soggetti come Coktail Jet (che ha sempre corso ferrato), come Prodigious, come Goetmals Wood, Ganymède e Love You, con quest’ultimo presentato senza ferri due o tre volte in tutta la carriera.
Una coincidenza? Probabilmente no, di certo quando Allaire ascolta alcuni giovani colleghi sostenere che senza ferri e con il paraocchi è la strada da seguire il pensiero non può che andare a Soren Nordin, a Stanley Dancer, a Pierre-Désiré Allaire a Jean-Pierre Dubois, uomini di cavalli che hanno aspettato il giorno giusto prima di dare il via alla carriera agonistica di quel meraviglioso atleta chiamato cavallo.

 

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