Quella favola chiamata Elitloppet

 

#Elitloppet18 - 22

Si è spenta come ormai accade da sessantasei anni la magia del catino di Solvalla. Sciarpe e bandiere, palloncini e ogni qual si voglia oggetto colorato di rosa sono finiti dritti dritti nel cassetto dei ricordi, un alveo che conserverà anche le emozioni vissute e quelle istantanee che hanno raccontato ancora una volta perché questo evento funziona e ogni anno si migliora, anche quando si chiude il sipario.
La tre giorni in rosa è stata magica soprattutto per il giallo-oro proveniente dalla provincia di Parma, che tenendo fede ai colori ufficiali dell’impianto di Stoccolma ha voluto onorare la sua presenza mettendo a segno un filotto di vittorie che memoria fa fatica a ricordare e paragonare. Per ben cinque volte gli effettivi di Alessandro Gocciadoro hanno tagliato per primi il palo ed il pubblico assiepato sulle tribune ha trovato un nuovo personaggio da idolatrare. Il tricolore ha poi voluto ergersi sul pennone più alto anche nella prova evento, grazie all’uno-due in batteria e finale sferrato da Ringostarr Treb, che come Arazi Boko il giorno precedente nella Sweden Cup ha fatto trionfare i colori azzurri. Una doppietta che rende orgoglioso un allevamento che nulla, da sempre, ha da invidiare al resto del movimento planetario.
La tre giorni di Solvalla ha anche raccontato la disfatta, l’ennesima, di Bold Eagle in terra di Svezia. E se lo scorso anno i problemi erano stati principalmente tattici, quest’anno il figlio di Ready Cash si è presentato in pista in pessime condizioni psicologiche. Nervoso, dispotico, senza quella serenità che gli sarebbe servita per portare a casa almeno la qualificazione alla finale. Smezzando le responsabilità tra la giuria e Franck Nivard rimane oggettivo il warm-up del portacolori di Pierre Pilarski. Complicanze che si sono amplificate all’ingresso in pista per la prima batteria. Con molta probabilità l’avventura in Svezia del figlio di Ready Cash si è conclusa qui.
La magia di Solvalla è riuscita ad andare oltre le corse, grazie a quella meravigliosa onda umana colorata di rosa e a tutti gli eventi collaterali che si sono snodati lungo la tre giorni della manifestazione.
I numeri, nonostante il cambio del timone alla direzione corse, sono stati ancora una volta positivi, con oltre sessantamila presenze nella tre giorni e le migliaia di interazioni registrate attraverso i media e i social network. Al pari del Prix d’Amérique è stato l’Elitloppet più digitalizzato di sempre.
Ma nel cassetto dei ricordi, oltre che un cappellino, una bandierina o il programma messo a disposizione, ci finiranno i sogni fatti e quelli da fare, le speranze avute e i castelli crollati, ma soprattutto quella magia che da domani inizierà nuovamente a tessere quella meravigliosa favola chiamata Elitloppet.

#Elitloppet18 Parade - 24

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